| Itinerari Ciclabili del Salento
Da Porto Cesareo a Santa Maria di Leuca
|  | Comuni
territorialmente interessati: Nardò, Galatone, Porto Cesareo. Percorso:
Km 64 Difficoltà: Minima Pendenza:
Media 1% - Massima 3% | Il
percorso inizia da Porto Cesareo, uno dei litorali sabbiosi più suggestivi
della costa, 20 Km. di arenili bianchissimi e dune mediterranee, uno Jonio cristallino
dove la storia di invasioni e torri difensive si riflette in una delle più
limpide acque del Salento. Nelle giornate più trasparenti, il luccichio
del mare si perde nelle tonalità degli azzurri, che confondono acqua e
cielo e orizzonte, mentre la Torre Cesarea, al centro del paese, (XVI secolo),
si specchia nel porticciolo antistante. Vale la pena di girare nelle vie centrali
del piccolo paese dove, sin dalle prime luci dell'alba, si spargono i profumi
del pesce freschissimo e dei frutti di mare, dai banchetti di uno dei più
rinomati mercatini ittici del Salento, dove la contrattazione è l'arte
di un semplice comunicare quotidiano. Dalle vie centrali, ci dirigiamo fuori
al paese e, percorrendo un tratto della S.P. detta litoranea ionica, svoltiamo
a sinistra, pedalando su un sentiero interno, lungo il quale incontreremo una
serie di vecchie Masserie. Tra queste, la Masseria la Fichella e la Masseria
Bellanova, del XIX secolo, oggi centro agrituristico e ben inserito in un ambiente
molto ampio, con un elegante costruzione dal classico color rosa, e un maneggio
per cavalcare nella natura, mentre alle spalle della masseria, si eleva una torre
difensiva del periodo ottocentesco. Continuando il percorso, ci immettiamo
nuovamente sulla Provinciale litoranea, sino ad arrivare all'altezza della Strea,
un'importante risorsa naturalistica e zona umida dove, ben conservata, fa bella
mostra di se una torre difensiva, a ridosso della spiaggia. Abbandonata la
litoranea, svoltiamo sulla sinistra, percorrendo una strada di viabilità
secondaria, e superato l'incrocio con la Provinciale n.112, la c.d. Tarantina,
procediamo per un breve tratto, giungendo alla Masseria Giudice Giorgio, costruita
nel XV-XVI secolo. Rientrando sulla Provinciale, procederemo sulla nostra
sinistra, per un breve tratto, sino ad incontrare la Masseria il Console, del
XVI secolo, recentemente ristrutturata ed adibita a ristorante, dove gustare una
cucina tipica casereccia. Proseguendo sul tragitto, abbandoniamo la strada
provinciale, per deviare a sinistra, seguendo un percorso di viabilità
secondaria, per incontrare, dopo un breve tratto, la Masseria Abbate Cola, costruita
nel XVI secolo e, più avanti, incrociare nuovamente la provinciale dove,
superato l'incrocio, scorgeremo la Masseria Sarparea dei Pandi. A questo punto
dell'itinerario, ritornando sulla litoranea n.286, raggiungiamo la frazione di
S. Isidoro, a pochi chilometri dal paese di Porto Cesareo, famosa per i suoi allevamenti
di frutti di mare, da gustare al momento sui banchetti, spezzati da pezzetti di
formaggio e un bicchiere di vino buono, per poi visitare, a pochi metri dalla
spiaggia, l'imponente Torre difensiva. Percorrendo la litoranea in direzione
sud, si costeggia la Palude del Capitano, caratterizzata da una zona umida di
notevole importanza naturalistica ed ambientale, per incontrare, subito dopo,
la Masseria Bellimento, al centro della quale fa bella mostra di se un vecchio
torchio, segno di secolari spremiture artigiane e canti contadini. Pedalando
sull'itinerario, sempre costeggiando il tratto litorale, si arriva in località
Torre Inserraglio, oggi sede di un recente ed elegante villaggio turistico, dotato
di impianti moderni e nuovissime strutture sportive. Dopo circa tre, quattro
chilometri di una strada che comincia a divenire tortuosa, ecco riapparire sulla
nostra destra il mare, di un azzurro intenso, che in questo punto si mischia ad
una scogliera bassa e irsuta, contrastando l'acceso verde dei campi e le irregolari
pale di fichi d'india e l'arato marrone della terra. Da questo punto, la scogliera
inizia a divenire gradatamente più alta, infoltita da una fitta pineta
e macchia mediterranea, mentre l'azzurro dell'acqua, sempre più intenso,
e la luce del sole illuminano, in una grande piscina naturale, la bellezza di
uno scenario esclusivamente incantevole. La Torre di Uluzzo (XVI secolo),
diruta, ci appare adagiata su un costone a strapiombo sul mare, mentre una profondità
di campo ci permette di intravedere, in lontananza, le sfumature dei contorni
della baia di Gallipoli. Da questo punto, a piedi, possiamo raggiungere, lungo
un sentiero di particolare valore paesaggistico ed ambientale, le varie grotte
rinvenute sul tratto di costa che va dalla Torre di Uluzzo, fino a Porto Selvaggio,
e la Grotta del Cavallo è quella che meglio rappresenta l'evoluzione preistorica
della zona (dal Paleolitico medio al Neolitico). Passando attraverso la pineta
di Porto Selvaggio, giungiamo sino alla storica Masseria dell'Alto, dotata di
un'area di sosta, dove fermarci al fresco dei pini. All'interno della Masseria
e a picco sul mare, possiamo ammirare la Torre dell'Alto, del XVI secolo, ben
inserita tra l'insenatura di Porto Selvaggio e la scogliera di Santa Caterina,
una delle località più eleganti e mondane dello Ionio salentino.
Percorrendo circa un chilometro, svoltiamo sulla destra, all'altezza di una
stazione di rifornimento e, percorrendo l'intero tratto di Strada Provinciale
che attraversa la loc. Mondo Nuovo, arriveremo ad incrociare la S. P. Galatone
- S. Maria al Bagno. Arrivati all'incrocio, svoltiamo a sinistra e, prima
di proseguire per il nostro itinerario, nuovamente sulla sinistra, si ha la possibilità
di visitare la Masseria Fiume. Riprendendo la Strada Provinciale Galatone-S.
Maria al Bagno, in direzione della cittadina di Galatone, il nostro itinerario,
per un breve tratto, interseca l'itinerario n.12, Gallipoli e dintorni, interessando
la parte occidentale del territorio comunale galatonese. Raggiungendo il quadrivio
tra le strade provinciali Nardò-Gallipoli e S.Maria al Bagno-Galatone,
e superato l'incrocio, sempre in direzione di Galatone, incontriamo l'antica struttura
difensiva Torre Perez, risalente al XVI secolo, oggi completamente ristrutturata
e sita all'interno di un'abitazione privata, una Torre masseriale strettamente
legata al centrale complesso di Morice, di cui costituiva l'organismo difensivo. Proseguendo
sempre in direzione di Galatone, dopo circa 600 metri, ci inoltriamo su un sentiero,
che percorre la strada che ci condurrà in località Morice e una
deviazione sulla destra ci conduce, per un tratto sterrato lungo circa 1 Km.,
alla Masseria Morice Piccolo. A circa 700 metri dall'incrocio per la strada
maestra, si giunge alla Masseria Morice Grande, dove l'ambiente circostante è
caratterizzato da ampie zone di macchia mediterranea, alternate a fondate e canaloni
di terra. La Masseria, ancora oggi abitata, è incastonata in un ambiente
molto suggestivo mentre, all'interno, si conserva intatta una cappella votiva
riccamente affrescata. Superata la Masseria, a circa 500 metri, giungiamo
ad un crocevia, dove potremo vedere l'edicola votiva intitolata Cristo di Mare
ammirando un bell'affresco del Cristo, che decora l'interno di questa cappelletta
rupestre. Voltando a destra, in direzione di Galatone, e superato il ponte
ferroviario, la strada diviene tortuosa e costeggiata da muretti a secco, in parte
dismessi, mentre, all'interno, la campagna ci ubriaca di colori, e uliveti, e
pagghiare e, lungo questa stretta strada, potremo incontrare una serie di altre
edicole votive, affrescate in modo suggestivo, segno di un linguaggio che documenta
della grande fede religiosa di un popolo contadino. Poco più avanti,
sulla destra, ci appare la Chiesa dello Spisari, superata la quale, svoltando
a sinistra, ci immettiamo sulla Strada Vicinale Sferracavalli, che ci condurrà
alla bellissima Abbazia di San Nicola in Pergoleto, inserita all'interno di una
Masseria privata e visitabile con il consenso del proprietario. Si tratta di
un antico monastero di origine bizantina, dove gli edifici superstiti risalgono
al XVI e al XVII secolo, mentre, dell'antica abbazia, oggi restano solo alcune
parti rinascimentali della facciata, tra cui due colonne a mezzo tondo con i capitelli
compositi e un portale a tutto sesto, sormontato da un ricco stemma cardinalizio. Lasciando
l'abbazia e svoltando sulla sinistra, incontriamo un passaggio a livello incustodito
e, proseguendo per altri 400 metri, prima di svoltare nuovamente sulla sinistra,
potremo osservare il grande complesso masseriale di Corillo, che si articola intorno
ad una torre difensiva eretta nella metà del XVI secolo, che comprende,
oltre alla masseria fortificata, la Cappella di S. Michele Arcangelo, e tracce
di insediamenti rupestri. Riprendendo il percorso, la strada si presenta sterrata
per circa 1 Km., e pedalando sulla carreggiata percorsa in precedenza, ci riportiamo
al crocevia, nel punto dov'è situato il Cristo di Mare. Proseguendo
in direzione della marina, si attraversa una caratteristica macchia mediterranea
e le antiche cave, incontrando, dopo circa 1 Km., la strada provinciale Nardò-Gallipoli.
Superato l'incrocio, ci immettiamo sulla S.P. Gallipoli-Taranto, denominata
la Tarantina, sino a giungere fino all'incrocio con la provinciale Nardò-S.Caterina.
Svoltando a destra, si attraversa la zona Masserie Pagani, un tempo residenza
estiva di ricchi possidenti, che hanno dato vita, rielaborando negli stili più
disparati, quali il liberty, il gotico, il cinese e soprattutto il moresco, a
splendide ville esotiche e fortemente decorative, che si concentrano, oltre che
in questa zona, anche nella parte del leucano. (itinerario n.9) Colorate e
bizzarre, esse denunciano platealmente un cambiamento socio-culturale, agli inizi
del '900, ed il passaggio del potere da una chiusa aristocrazia ad una forte e
potente borghesia. Ne sono testimonianze, ai Pagani, Villa Cristina, uno stupendo
intreccio di elementi islamici e secenteschi e, poco più avanti, la piccola
ma raffinatissima Villa Del Prete, in stile liberty-moresco. Ancora oltre,
poco distante, la Residenza Labor, elegantemente ripristinata, oggi proprietà
della Curia Vescovile di Nardò. Pedaliamo, sino a giungere all'incrocio
con la provinciale Nardò-Gallipoli, e svoltando a sinistra, percorriamo
un tratto di quest'ultima provinciale, sino a giungere a Nardò, dove alle
porte della città, sulla sinistra, si eleva l'imponente struttura della
Chiesa dell'Incoronata, con il suo Monastero del XVI secolo. Dalla Chiesa,
dotata di area per la sosta, ci dirigiamo verso il centro storico, inoltrandoci
per Via Coltura, Via Betti e Via 2 Giugno, sino ad oltrepassare la statale Nardò-Galatone,
lungo quale, dopo aver percorso circa 800 metri, svoltiamo a sinistra, per imboccare
una strada vicinale, interessando nuovamente il territorio di Galatone. Lungo
questo tratto di percorso, possiamo visitare numerose cappelle votive, tra le
quali quella di S. Angelo della Salute, immersa in un campo di terra, dove i candidi
fiori di un mandorlo anticipano l'arrivo di un'eterna primavera. La strada,
in questo punto, si interseca per ben due volte con la linea ferroviaria, sino
ad incrociare nuovamente la statale Galatone-Nardò, all'altezza dello svincolo
Anas. Svoltando a destra, in direzione di Nardò, a circa 200 metri,
troviamo un'area di sosta, accanto alla Stazione Ferroviaria, e da questo punto,
proseguendo, ci indirizziamo verso l'abitato della cittadina, dove, in corrispondenza
di Via 2 Giugno, svolteremo sulla destra, percorrendo Viale Europa e la Via Pilanuova,
sino a Piazza Mazzini, per proseguire, sulla via Generale Cantore, verso l'esterno,
lungo la Contrada Magnani. Oltrepassando la S.P. Nardò-Lecce, giungiamo
all'altezza della zona industriale, dove, imboccando sulla sinistra un sentiero
sterrato che si inoltra nella vicina campagna, incontriamo la Masseria Castelli-Arene,
edificata nel XVI secolo e ormai abbandonata, all'interno della quale si erge
una costruzione quadrata con una bella merlatura. Proseguendo sul sentiero
di fronte l'ingresso della Masseria, nelle immediate vicinanze noteremo, ben piantata
su un blocco di pietra, una croce di ferro che segna, alle spalle, l'angusto ingresso
scavato nel terreno della Cripta rupestre di S. Antonio Abate, appartenente al
XIII secolo, di particolare valore storico-religioso, soprattutto per gli affreschi
di carattere iconografico bizantino, ancora ben conservati e visibili sulle pareti
interne. Ripartendo dalla Cripta ed incrociando nuovamente la Provinciale Nardò-Lecce,
svolteremo sulla destra, in direzione della cittadina, incontrando, appena fuori
della cinta muraria, vicino alla Porta di S. Paolo, il bellissimo ed originale
Tempietto l'Osanna, oggi completamente restaurato. Pedalando verso il centro
storico di Nardò, incontriamo la piazza barocca, con un fascino tutto particolare,
dove la Fontana, in un azzurro intenso che sostituisce il cielo e il meraviglioso
Castello, con le sue altissime palme, ci rimandano ai tempi di fiabe e cavalieri.
Dalla Porta S. Paolo, potremo accedere a piedi nel centro storico, seguendo
degli itinerari pedonali, per scoprire l'arte, l'architettura e l'impianto urbano
di una Nardò, al centro della storia del Salento. E' anche possibile
proseguire in bicicletta, per via Duca degli Abbruzzi, costeggiando il lato esterno
della cinta muraria, per continuare lungo la via Madonna di Costantinopoli, sino
al Cimitero Storico, dove ammirare alcune tombe e cappelle votive, riccamente
scolpite. Superato il Cimitero, ripartiamo lungo un percorso rettilineo che
si inoltra in direzione Serra Cicora, e attraversando l'aperta campagna, giungiamo
alla Masseria Torre Carignano Grande, dove ammirare una chiesetta del XVI secolo,
per poi, attraverso la S.P. Gallipoli-Taranto, giungere alla Masserie Brusca,
del 1500, un antico e bellissimo complesso masserizio, dove poter gustare dei
prodotti caseari veramente genuini. Annessa alla Masseria, possiamo ammirare
una deliziosa chiesetta, all'interno della quale sono stati restaurati, negli
anni 30, una serie di affreschi, mentre, sul lato destro, gelosamente recintato
da un muro a secco, un esteso e lussureggiante giardino corre lungo tutto il perimetro
della Masseria. Poco più avanti, dopo una breve pedalata, incontriamo
la Masseria Terranova, che ricade in una grande area attrezzata del Parco di Porto
Selvaggio, circondata da una fitta pineta, che, a lavori di restauro ultimati,
sarà destinata a centro di documentazione e promozione del Parco stesso. Potremo
effettuare una sosta all'interno del parco, da cui ripartire, per giungere, attraverso
un pendio fortemente panoramico e suggestivo, alla Serra Cicora. Da questo
punto, rientrando sul percorso di andata, in direzione di S. Isidoro e Porto Cesareo,
avremo ultimato il nostro itinerario, ricco di storia e costeggiando un tratto
litorale, tra i più suggestivi del Salento. |
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